Dengue, riconoscere il sospetto: il ruolo del medico di famiglia - FIMMG

Dengue, riconoscere il sospetto: il ruolo del medico di famiglia


I recenti casi in Toscana richiamano l’attenzione sulla possibilità di contrarre l’infezione anche in Italia. La medicina generale è il primo riferimento per riconoscere i sintomi, orientare gli accertamenti e collaborare con l’Igiene Pubblica.

I recenti casi di Dengue segnalati in Toscana, con un focolaio nell’area di Piombino e segnalazioni anche a Sesto Fiorentino, riportano al centro dell’attenzione una malattia tradizionalmente associata ai viaggi nei Paesi tropicali. La presenza in Italia di zanzare capaci di trasmettere il virus rende possibile anche la comparsa di infezioni acquisite sul nostro territorio. [1–3]

Il fenomeno ha rilevanza nazionale: secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità riportati dall’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana, dal 1° gennaio al 15 settembre 2026 in Italia sono stati registrati 294 casi confermati, di cui 37 autoctoni e 257 associati a viaggi all’estero. Questi numeri richiamano la necessità di considerare la Dengue tra le possibili cause di febbre quando i sintomi e il contesto epidemiologico lo suggeriscono, anche in assenza di viaggi internazionali. [3]

In questo scenario, il medico di famiglia rappresenta il primo contatto per il cittadino con sintomi sospetti e condizioni cliniche stabili: può raccogliere la storia delle esposizioni, valutare il quadro clinico e attivare il percorso diagnostico e di sanità pubblica. Riconoscere tempestivamente un possibile caso permette di assistere il paziente e contribuire a limitare ulteriori trasmissioni.


Come si trasmette e quando sospettarla

La Dengue è un’infezione virale trasmessa dalle zanzare del genere Aedes. Anche la zanzara tigre, ampiamente presente in Italia, può trasmettere il virus dopo averlo acquisito pungendo una persona infetta. Non si trasmette attraverso i normali contatti quotidiani, come parlare, stringersi la mano o condividere un ambiente. [3]

Quando presenti, i sintomi compaiono generalmente dopo 4–10 giorni dalla puntura infettante: febbre, cefalea, dolore dietro agli occhi, dolori muscolari e articolari, nausea, vomito ed eruzione cutanea. Molte infezioni sono asintomatiche o lievi, ma una parte può evolvere verso forme gravi. [4]

La definizione di caso riportata nel documento operativo allegato individua come criterio clinico la febbre associata ad almeno due manifestazioni tra nausea, vomito, dolore oculare o retro-orbitario, cefalea, esantema, mialgie e artralgie. Il criterio epidemiologico considera il viaggio o la residenza, nelle due settimane precedenti, in un’area con trasmissione documentata e sostenuta. La combinazione dei due criteri identifica un caso possibile, da sottoporre ad approfondimento: non equivale ancora a una diagnosi confermata. [5]

Il medico di famiglia come primo contatto

Per una persona con sintomi compatibili e condizioni generali stabili, il medico di famiglia è il primo professionista da contattare, preferibilmente telefonicamente per concordare la valutazione. È utile riferire quando è iniziata la febbre, quali sintomi l’accompagnano e dove si è soggiornato nelle ultime due settimane, comprese località italiane interessate da focolai.

Il medico di medicina generale integra questi elementi con la conoscenza del paziente, delle sue malattie e delle terapie abituali. Può valutare la gravità, attivare gli accertamenti appropriati e raccordarsi tempestivamente con l’Igiene Pubblica e con i servizi specialistici.

Per i colleghi, il punto decisivo è aggiornare il ragionamento diagnostico al contesto epidemiologico: l’assenza di viaggi all’estero non esclude più la Dengue. Una febbre compatibile in chi ha frequentato un’area di trasmissione locale merita una valutazione mirata; la sola puntura di zanzara, invece, non basta a giustificare indiscriminatamente esami specifici.


Dal sospetto agli accertamenti

La scelta del test dipende dal tempo trascorso dall’esordio. Nei primi sette giorni sono indicati test diretti, come la ricerca dell’RNA virale mediante PCR o dell’antigene NS1, associati alla ricerca delle IgM secondo il percorso diagnostico. Dopo il settimo giorno assume maggiore rilievo la sierologia. Un risultato negativo precoce non esclude necessariamente l’infezione, mentre le sole IgG su un singolo campione non consentono di diagnosticare una Dengue acuta. Gli esami devono essere interpretati nel contesto clinico ed epidemiologico, senza ritardare l’assistenza in attesa dei risultati. [6]

Nel paziente con sospetto fondato, l’emocromo con piastrine ed ematocrito può contribuire alla valutazione e al monitoraggio dell’evoluzione. L’eventuale gestione domiciliare richiede condizioni stabili, capacità di bere, assenza di segnali d’allarme e possibilità di rivalutazione, anche quotidiana quando indicato. [7]


I segnali che richiedono una valutazione urgente

Dolore addominale intenso, vomito persistente, sanguinamenti, difficoltà respiratoria, marcata sonnolenza o rapido peggioramento richiedono una valutazione urgente. In presenza di sintomi gravi occorre rivolgersi al Pronto Soccorso o chiamare il 112, senza attendere il normale appuntamento ambulatoriale.

Un’informazione deve essere particolarmente chiara: la diminuzione della febbre non indica sempre che il rischio sia superato. I segnali d’allarme possono comparire proprio nelle 24–48 ore successive alla sua scomparsa. [8]

Nelle forme non complicate il trattamento è di supporto, con riposo, idratazione e paracetamolo secondo indicazione medica. Per febbre e dolore vanno evitati aspirina e antinfiammatori come l’ibuprofene, perché possono aumentare il rischio di sanguinamento. [9]


Riconoscere presto un caso protegge anche la comunità

La valutazione del singolo paziente ha un effetto sulla salute collettiva: la segnalazione permette all’Igiene Pubblica di ricostruire le esposizioni e attivare gli interventi necessari. Anche chi è malato deve proteggersi dalle punture, per ridurre la possibilità che altre zanzare acquisiscano il virus. Repellenti, zanzariere ed eliminazione dei ristagni d’acqua completano gli interventi di disinfestazione. [3]

La medicina generale svolge così una funzione concreta: riconoscere il sospetto al primo contatto, accompagnare il paziente nel percorso diagnostico e mantenere il collegamento tra assistenza individuale e prevenzione sul territorio.


Fonti

1. Comune di Sesto Fiorentino. Caso sospetto di dengue. 10 settembre 2026. Consulta la fonte

2. Comune di Sesto Fiorentino. Caso di dengue. 22 settembre 2026. Consulta la fonte

3. Agenzia Regionale di Sanità della Toscana. Dengue in Italia e in Toscana. Aggiornamento del 18 settembre 2026. Consulta la fonte

4. Organizzazione Mondiale della Sanità. Dengue. Consulta la fonte

5. Allegato 6 – Definizione di caso di Dengue, p. 87. Documento fornito a corredo dell’articolo.

6. CDC. Clinical Testing Guidance for Dengue. Consulta la fonte

7. CDC. Clinical Care of Dengue. Consulta la fonte

8. CDC. Symptoms of Dengue and Testing. Consulta la fonte

9. CDC. Manage Dengue. Consulta la fonte

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